Come organizzare un viaggio di sola andata senza pianificare tutto

Viaggio di sola andata

Organizzare due settimane di vacanza e partire per un viaggio di diversi mesi sono due cose completamente diverse. Nel primo caso si può costruire un itinerario quasi giorno per giorno, prenotare gli hotel e sapere già quali spostamenti fare. Quando invece si parte con un biglietto di sola andata, o comunque senza una data precisa di ritorno, cercare di decidere tutto in anticipo rischia di diventare più un limite che un vantaggio.

Noi preferiamo avere una direzione abbastanza chiara, soprattutto per i primi due o tre mesi, e lasciare che il resto del viaggio prenda forma un po’ alla volta.

All’inizio c’è sempre parecchia confusione. Abbiamo in testa Paesi che vorremmo visitare, stagioni da incastrare, visti con durate diverse, voli che un giorno costano pochissimo e quello successivo il doppio. Guardando tutto insieme sembra quasi impossibile far combaciare i pezzi.

Poi si comincia da qualcosa. Un Paese, un volo, una stagione. E lentamente il puzzle inizia a sistemarsi.

Come organizziamo i primi mesi

La prima cosa che guardiamo è la stagionalità. Se sappiamo di voler attraversare diversi Paesi dell’Asia, cerchiamo di capire dove abbia più senso trovarsi nei vari periodi dell’anno. Un itinerario bellissimo sulla carta può diventare molto meno interessante se ci porta nel posto sbagliato nel pieno del monsone o in un periodo con temperature poco adatte a quello che vogliamo fare.

Poi iniziamo a guardare i voli.

Non costruiamo necessariamente il viaggio seguendo la linea più logica sulla mappa. A volte una tratta che sembrava perfetta costa molto, mentre volare nel Paese vicino costa una frazione. In quel caso proviamo a cambiare l’ordine delle tappe e a vedere se il viaggio continua ad avere senso.

Entrano quindi in gioco i visti e i limiti di permanenza. Se possiamo rimanere trenta giorni in un Paese e novanta in quello successivo, anche questo finisce inevitabilmente per influenzare il percorso.

Solo dopo iniziamo a capire più nel dettaglio che giro vorremmo fare all’interno dei singoli Paesi.

Ma sempre in linea di massima.

Per noi organizzare un viaggio lungo è un po’ come fare una scultura. All’inizio prepariamo la sagoma, poi iniziamo a lavorarla lentamente. Se togliessimo troppo materiale subito, non avremmo più margine per correggere qualcosa quando cambiamo idea.

Con il viaggio funziona allo stesso modo.

viaggio a singapore sola andata
Vista su Marina Bay

Prepariamo la direzione, non ogni singola giornata

Ci piace sapere dove stiamo andando, ma non avere sei mesi di hotel, autobus e traghetti già prenotati.

Di solito conosciamo le zone che ci interessano, abbiamo un’idea dei tempi e magari individuiamo in anticipo qualche trasferimento più complicato. Prenotiamo ciò che davvero conviene prenotare: il primo volo, le prime notti e, quando serve, qualcosa che rischierebbe di essere esaurito.

Il resto preferiamo lasciarlo aperto.

Un posto può piacerci molto più di quanto immaginassimo e decidiamo di fermarci una settimana invece di tre giorni. Può succedere il contrario e dopo ventiquattro ore abbiamo già voglia di andare altrove. Oppure incontriamo qualcuno che ci parla di una zona che non avevamo nemmeno considerato e improvvisamente il viaggio prende un’altra direzione.

È uno dei motivi per cui troviamo poco utile prenotare tutto troppo presto.

Avere un piano ci evita di perdere giornate intere cercando continuamente cosa fare. Avere un piano troppo rigido, invece, rischia di impedirci di fare proprio le cose più interessanti che scopriamo una volta partiti.

Cerchiamo quindi di preparare la direzione del viaggio, non ogni singola giornata.

Lasciamo libero il viaggio, ma abbiamo quasi sempre un piano B

Essere flessibili non significa partire completamente impreparati.

Soprattutto quando viaggiamo in Paesi dove i trasporti sono meno prevedibili o le infrastrutture turistiche sono più limitate, preferiamo sapere in anticipo cosa potremmo fare se qualcosa non andasse secondo i piani.

Non perché ci aspettiamo continuamente che succeda il peggio.

Semplicemente perché, se un problema dovesse presentarsi, preferiamo utilizzare il nostro tempo per risolverlo invece che per capire da zero cosa dobbiamo fare.

Se stiamo male, vogliamo sapere almeno come utilizzare l’assicurazione e dove potremmo rivolgerci. Se perdiamo il passaporto, vogliamo avere già un’idea dei passaggi da seguire. Se ci rubano il telefono, dobbiamo poter bloccare quello che serve e recuperare le informazioni più importanti.

Probabilmente nulla di tutto questo succederà.

Ma sapere cosa fare ci rende più tranquilli.

Lo stesso ragionamento lo applichiamo a cose molto più banali. Se prendiamo Grab per raggiungere un luogo abbastanza isolato, prima di partire ci chiediamo automaticamente come torneremo.

Grab accetta corse anche da lì? Passa un autobus? Ci sono taxi locali? È meglio chiedere all’autista se può aspettarci?

Magari non avremo alcun problema e troveremo un’auto in trenta secondi. Ma se invece ci ritroviamo nel tardo pomeriggio in mezzo al nulla, preferiamo avere già almeno un’alternativa in mente.

La maggior parte dei nostri piani B probabilmente non verrà mai utilizzata. Va benissimo così.

Perdiamo cinque minuti prima e, nel caso servissero davvero, evitiamo di perderne ore dopo.

Slow boat in Laos

Quando qualcosa va storto, fa parte del viaggio

Avere delle alternative non significa pretendere che tutto funzioni sempre.

Una barca viene cancellata? Prenotiamo un’altra notte, avvisiamo la struttura successiva che arriveremo il giorno dopo e cambiamo il programma.

Domani è un altro giorno.

Un tragitto che sulla carta doveva durare due ore ne richiede otto? Non possiamo farci molto. Fa parte del viaggio.

In Cambogia, durante uno spostamento in autobus, abbiamo bucato una gomma. Tutti fuori, autobus fermo e attesa finché il problema non è stato risolto.

In Laos dovevamo invece prendere un van. Quando è arrivato c’erano già quattordici persone su nove posti. Con noi sarebbero diventate sedici. Abbiamo guardato la situazione e deciso che forse era meglio trovare un’altra soluzione.

Nel momento in cui succedono, questi episodi possono sembrare soltanto una scocciatura. Poi passano gli anni e diventano spesso proprio le storie che ricordiamo.

Soprattutto nei viaggi lunghi abbiamo imparato che arrabbiarsi perché un programma è saltato serve raramente a qualcosa. Se abbiamo abbastanza tempo e un minimo di margine, quasi sempre si trova una soluzione.

Per questo cerchiamo di evitare gli incastri troppo stretti. Se un autobus deve arrivare perfettamente in orario per permetterci di prendere una barca che ci porta a un hotel già pagato prima di un volo il mattino successivo, basta un piccolo ritardo per trasformare tutto in un problema.

Quando invece possiamo spostare una notte o cambiare un trasferimento, il viaggio cambia forma senza rompersi.

Prepararsi, per noi, non significa evitare gli imprevisti. Significa semplicemente avere abbastanza margine da viverli senza trasformarli in un dramma.

Cambogia: una gomma bucata
Cambogia: una gomma bucata ha trasformato un normale trasferimento in una delle storie che ricordiamo ancora

Prima di partire vogliamo sapere quanto possiamo permetterci

Su una partenza lunga il budget è una delle poche cose che preferiamo avere abbastanza chiare.

Non ci interessa sapere quanto spenderemo esattamente nei prossimi sei mesi, ma vogliamo avere una buona idea di quanto tempo possiamo permetterci di stare via mantenendo il nostro normale stile di viaggio.

Negli anni abbiamo registrato le spese e costruito delle medie giornaliere, quindi soprattutto in Asia oggi riusciamo abbastanza velocemente a capire in quale fascia di costo finirà un viaggio.

Quando invece non conosciamo una destinazione facciamo qualche simulazione su alloggi, ristoranti e trasporti e aggiungiamo sempre un piccolo margine.

Ne abbiamo parlato più nel dettaglio nella guida su come calcolare il budget di un viaggio, perché nei viaggi lunghi una stima realistica è ciò che permette anche di essere più flessibili una volta partiti.

Se abbiamo costruito tutto sul limite, ogni imprevisto diventa un problema. Se abbiamo previsto un po’ di margine, possiamo decidere di restare qualche giorno in più, prendere un trasferimento diverso o affrontare una spesa non prevista senza dover rimettere in discussione tutto il viaggio.

Le cose che invece prepariamo bene

L’itinerario può rimanere aperto. Alcune cose, invece, preferiamo sistemarle con molta più attenzione.

Il bagaglio è una di queste. Per un viaggio di otto mesi non portiamo otto volte i vestiti di un viaggio di un mese. La quantità rimane più o meno la stessa: vestiti per alcuni giorni, lavanderie durante il viaggio e uno zaino che cerchiamo di mantenere il più leggero possibile.

Più a lungo si viaggia, più qualsiasi oggetto inutile diventa semplicemente qualcosa da trasportare per migliaia di chilometri.

Lo stesso vale per i soldi. Non vogliamo dipendere da una sola carta. Può essere bloccata, trattenuta da un ATM o semplicemente non funzionare con un certo circuito. Preferiamo avere più alternative e distribuire carte e una piccola quantità di contante in posti diversi.

Poi ci sono documenti e telefono. Cerchiamo di avere copie dei documenti importanti e di poter recuperare le informazioni essenziali anche se dovessimo perdere uno dei dispositivi.

Infine c’è l’assicurazione di viaggio. Più tempo rimaniamo fuori, più aumenta banalmente la possibilità che prima o poi serva assistenza. Non partiamo pensando che dovrà succedere qualcosa, ma vogliamo sapere bene cosa copre la nostra polizza e cosa dovremmo fare nel caso dovessimo utilizzarla.

Anche sui visti e sulle regole d’ingresso preferiamo controllare sempre le informazioni aggiornate. Partire con un biglietto di sola andata non significa infatti che qualsiasi Paese permetta automaticamente di entrare senza dimostrare quando si intende uscire.

Sono tutte cose poco romantiche rispetto all’idea di partire con uno zaino e vedere dove porta la strada, ma sono proprio quelle che ci permettono di vivere la parte più libera del viaggio con molta più tranquillità.

Un viaggio lungo ha bisogno di un ritmo diverso

Un’altra cosa che abbiamo imparato col tempo è che non si può viaggiare sei mesi con il ritmo di una vacanza di dieci giorni.

All’inizio si vorrebbe vedere tutto. Ogni giorno deve succedere qualcosa e stare fermi sembra quasi uno spreco.

Dopo qualche settimana il ritmo cambia inevitabilmente.

Ci sono giorni in cui non visitiamo nulla di particolare. Facciamo lavanderia, lavoriamo qualche ora al blog, montiamo un video per YouTube, sistemiamo le fotografie oppure semplicemente camminiamo nei dintorni e ci riposiamo.

Per noi non sono giornate buttate.

Sono una delle ragioni per cui riusciamo a continuare a viaggiare per mesi senza sentirci continuamente in corsa.

E hanno anche un effetto sul budget: non prendere mezzi, non spostarsi e non fare attività per qualche giorno permette naturalmente di compensare le giornate più costose.

Ma soprattutto cambia il modo in cui viviamo il viaggio.

A un certo punto smette di sembrare una vacanza infinita e diventa semplicemente la nostra quotidianità in un posto diverso.

Ed è probabilmente proprio lì che iniziamo a conoscere meglio i luoghi nei quali ci troviamo.

lavoro sol andata
Lara al lavoro per voi

Il viaggio, a un certo punto, comincia quasi a costruirsi da solo

Prima della partenza tutto sembra molto più complicato di quanto sarà poi nella realtà.

Ci sono decine di idee, voli da confrontare, stagioni, visti e Paesi che sembrano impossibili da mettere insieme nello stesso percorso.

Poi si decide il primo passo.

Fissiamo il primo volo, individuiamo due o tre mesi che abbiano senso e iniziamo a muoverci.

A quel punto arrivano le persone incontrate lungo la strada, le informazioni raccolte sul posto, gli imprevisti e le destinazioni che ci sorprendono. Alcune idee che prima della partenza sembravano fondamentali vengono completamente abbandonate; altre, alle quali non avevamo quasi pensato, diventano parti importanti del viaggio.

Ed è forse la cosa che ci piace di più delle partenze lunghe.

All’inizio cerchiamo di dare una forma generale al percorso. Poi smettiamo lentamente di scolpire da soli e iniziamo a lasciare che sia anche quello che succede sulla strada a modificarlo.

laos sola andata
Pronti, partenza viaaa!

Altre guide utili per organizzare un viaggio lungo

In conclusione

Organizzare un viaggio di lunga durata non significa sapere dove saremo ogni giorno dei prossimi sei mesi. Allo stesso tempo, almeno per noi, non significa nemmeno comprare un biglietto di sola andata e affidare tutto al caso.

Prepariamo una direzione, studiamo stagioni, voli e visti, cerchiamo di capire quanto possiamo permetterci di stare via e sistemiamo bene tutto ciò che potrebbe crearci problemi. Poi lasciamo abbastanza spazio perché l’itinerario possa cambiare.

Una barca verrà cancellata, un autobus impiegherà più del previsto, un posto ci piacerà troppo per andarcene quando avevamo deciso oppure scopriremo una destinazione che non era mai comparsa nel piano iniziale.

Fa parte del viaggio.

Dopo tanti mesi passati sulla strada abbiamo capito soprattutto questo: prepararsi bene non serve a controllare il viaggio, ma a sentirsi abbastanza tranquilli da lasciarlo libero di cambiare.

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