Borneo malese: cosa vedere tra Sarawak e Sabah

Il Borneo è la terza isola più grande al mondo, dopo Groenlandia e Nuova Guinea, e il suo territorio è diviso tra Indonesia, Malesia e il piccolo Sultanato del Brunei. La parte indonesiana, conosciuta come Kalimantan, occupa la maggior parte dell’isola, mentre quella malese comprende gli stati di Sarawak e Sabah.

La sua storia è da sempre legata alle grandi rotte commerciali del Sud-est asiatico e, successivamente, alla presenza europea nella regione. Il Sarawak fu governato per oltre un secolo dalla dinastia dei Brooke, i cosiddetti “Rajah bianchi”, mentre il Sabah passò sotto il controllo della British North Borneo Company. I due territori entrarono a far parte della Malesia nel 1963.

Ancora oggi il Borneo rimane relativamente lontano dai principali circuiti turistici del Sud-est asiatico ed è una delle regioni che abbiamo amato di più. Foreste pluviali antichissime, una biodiversità incredibile e culture molto diverse tra loro rendono questa parte della Malesia completamente diversa da quella peninsulare.

Un viaggio nel Borneo malese attraversa generalmente Sarawak e Sabah, con Kuching e Kota Kinabalu come due dei principali punti di riferimento. I due stati fanno parte della Malesia, ma godono di una particolare autonomia in materia di immigrazione, un dettaglio importante da conoscere soprattutto se si viaggia via terra tra Sarawak, Brunei e Sabah.

Vista la grandezza dell’isola, per spostarsi è spesso necessario combinare trasporti via terra e voli interni. Kuala Lumpur e Singapore sono generalmente i punti di partenza più comodi ed economici per raggiungere il Borneo, con numerosi voli verso Kuching, Kota Kinabalu e altri aeroporti dell’isola. Vale la pena controllare anche le partenze da Penang, dove a volte si trovano buone alternative.

Il nostro video nel Borneo malese

Sarawak

Il Sarawak è lo stato più grande della Malesia e occupa la parte nord-occidentale del Borneo. Gran parte del territorio è ricoperto dalla foresta pluviale, attraversata da fiumi e interrotta da piccoli centri abitati e vaste aree protette.

È anche una delle regioni più multiculturali del Paese, abitata da numerosi gruppi indigeni, tra cui Iban, Bidayuh e Penan, che conservano tradizioni e culture molto diverse tra loro. Le longhouse, grandi abitazioni comunitarie condivise da più famiglie, sono uno degli elementi più caratteristici della regione.

Un viaggio in Sarawak è soprattutto un viaggio tra foresta, grotte, parchi nazionali e piccoli centri urbani, in una parte della Malesia dove il turismo è ancora relativamente poco sviluppato.

Kuching

Kuching, capitale del Sarawak, è una delle principali porte d’ingresso al Borneo malese. Affacciata sulle rive del fiume Sarawak, è una città tranquilla e piacevole da esplorare, dove edifici coloniali, templi e mercati raccontano le diverse culture che hanno segnato la sua storia.

Come raggiungere e spostarsi a Kuching

Noi abbiamo raggiunto Kuching con un volo diretto da Kuala Lumpur, impiegando circa due ore. L’aereo è sicuramente il mezzo più pratico per arrivare nel Sarawak dalla Malesia peninsulare e, prenotando con un po’ di anticipo, si possono trovare voli a prezzi piuttosto convenienti.

Anche per proseguire il viaggio verso altre zone del Borneo malese, viste le distanze, vale sempre la pena controllare i collegamenti aerei. In alternativa esistono autobus a lunga percorrenza tra le principali città del Sarawak, ma i tempi di viaggio aumentano notevolmente. I collegamenti in autobus possono essere controllati e prenotati tramite Easybook.

Una volta arrivati a Kuching, il centro si visita facilmente a piedi. Per gli spostamenti più lunghi, compreso il tragitto da e verso l’aeroporto, Grab è una delle soluzioni più semplici ed economiche.

Un’altra possibilità è noleggiare un’auto, soprattutto se avete intenzione di esplorare in autonomia i dintorni di Kuching. Le strade principali sono generalmente in buone condizioni e avere un mezzo proprio permette di raggiungere più facilmente alcune località fuori città, dove i trasporti pubblici sono più limitati.

Soffitto di un tempio cinese a Kuching


Cosa fare e vedere a Kuching

Il centro di Kuching è piuttosto raccolto e si esplora facilmente a piedi. Il cuore della città è il Kuching Waterfront, la passeggiata lungo il fiume Sarawak da cui si raggiunge il Darul Hana Bridge, il caratteristico ponte pedonale a forma di S. Attraversandolo si ha anche una bella vista sulla Kuching Floating Mosque, riconoscibile per la grande cupola azzurra.

Vale poi la pena passeggiare tra Main Bazaar e Carpenter Street, tra vecchie shophouse e colorati templi cinesi, tra cui il Tua Pek Kong Temple. Sul Waterfront si trova anche il piccolo Chinese History Museum, gratuito e interessante per conoscere qualcosa in più sulla comunità cinese del Sarawak.

Infine, impossibile non notare i numerosi riferimenti ai gatti di Kuching: statue e sculture compaiono un po’ ovunque per il centro e sono ormai diventate uno dei simboli della città. Per vedere le principali attrazioni del centro sono sufficienti poche ore.

Kuching Waterfront

Permai Rainforest

Avendo solamente due giorni a disposizione a Kuching, abbiamo scelto di dedicare una giornata alla Permai Rainforest Resort, nella zona di Santubong, a circa 30 km dal centro città.

La riserva fa parte del Permai Rainforest Resort ed è immersa nella foresta tropicale ai piedi del Monte Santubong. Al suo interno si possono percorrere diversi sentieri nella giungla, raggiungere piccole cascate e arrivare fino alla spiaggia: una buona alternativa per avere un primo assaggio della natura del Sarawak senza allontanarsi troppo da Kuching.

Noi l’abbiamo visitata di domenica, approfittando di un autobus gratuito che all’epoca collegava Kuching con la zona di Santubong e ci ha lasciati praticamente a destinazione.

A poca distanza si trova anche il Sarawak Cultural Village, un museo vivente dedicato alle diverse popolazioni, abitazioni e tradizioni del Sarawak.

Trekking nella Permai Rainforest

Se hai qualche giorno in più a disposizione, da Kuching puoi raggiungere anche il Bako National Park, il parco nazionale più antico del Sarawak e uno dei luoghi più conosciuti della zona per avvistare le scimmie nasiche. Noi non siamo riusciti a visitarlo, ma se vuoi inserirlo nel tuo itinerario trovi qui una guida molto dettagliata e aggiornata su come visitare Bako da Kuching.

Un’altra tappa molto conosciuta è il Semenggoh Wildlife Centre, a circa 24 km da Kuching, dove è possibile osservare gli oranghi semi-selvatici che vivono nella riserva. Infine, un’esperienza che avevamo preso in considerazione è la visita alle longhouse degli Iban, tradizionali abitazioni comunitarie in cui vivono più famiglie. Gli Iban sono uno dei principali gruppi indigeni del Sarawak e sono conosciuti anche per la loro storia legata all’headhunting, la pratica della caccia alle teste, oggi naturalmente abbandonata. Per approfondire come organizzare una visita e capire quali longhouse visitare, trovi questa guida dedicata alle longhouse del Sarawak.

Dove dormire a Kuching

Noi abbiamo soggiornato un paio di notti al Quiik Cat. Un ostello carino e in buona posizione, e la proprietaria è davvero gentile e offre tantissimi consigli.

Anche se non sei vegetariano, ti consigliamo assolutamente di mangiare da Fren’s Get Together. Per noi è stato uno dei pasti più buoni mangiati in Malesia.

Parco Nazionale di Gunung Mulu

Il Gunung Mulu National Park, situato nel Sarawak, è Patrimonio UNESCO dal 2000 ed è famoso soprattutto per il suo territorio carsico e per l’enorme sistema di grotte che si sviluppa sotto la superficie.

Come ci ha spiegato la nostra guida durante la visita, Mulu ospita uno dei sistemi di grotte più estesi conosciuti al mondo, con lunghi passaggi, fiumi sotterranei e camere dalle dimensioni impressionanti. Tra queste si trovano la Sarawak Chamber, una delle più grandi camere sotterranee conosciute, e la Clearwater Cave, parte di uno dei sistemi di grotte più lunghi mai esplorati.

Il parco protegge inoltre una vasta area di foresta pluviale tropicale, attraversata da sentieri e fiumi e caratterizzata da una grande biodiversità. Oltre alle grotte, è quindi possibile fare trekking, escursioni nella giungla e percorsi sospesi tra gli alberi.

L’aereo che ci ha portato a Mulu

Come raggiungere e spostarsi a Mulu

Il modo più semplice per raggiungere il Gunung Mulu National Park è in aereo. Mulu si trova nel cuore del Sarawak, circondato dalla foresta pluviale, e non esistono strade che lo colleghino direttamente alle principali città della regione.

Noi siamo arrivati in volo da Kuching. Attualmente Mulu è collegata direttamente con Kuching, Miri e Kota Kinabalu da AirBorneo, compagnia che dal 2026 ha preso il posto di MASwings sulle rotte regionali del Borneo malese.

Il piccolo aeroporto di Mulu si trova a pochi chilometri dall’ingresso del parco e dagli alloggi della zona. Una volta arrivati, non serve avere un mezzo proprio: le distanze sono ridotte e gran parte delle attività si svolge direttamente all’interno del parco, spostandosi a piedi o in barca.

Raggiungere Mulu via terra e fiume è tecnicamente possibile, combinando diversi trasferimenti, ma il viaggio è molto più lungo e complicato. A meno che tu non voglia rendere il tragitto parte dell’avventura, l’aereo rimane decisamente la soluzione più pratica.

Cosa fare e vedere al Gunung Mulu National Park

Le grotte sono la principale attrazione del Gunung Mulu National Park, ma non sono l’unica cosa da fare. Il parco offre anche trekking nella foresta pluviale, una canopy walk e diverse escursioni di uno o più giorni. Le grotte e alcuni trekking possono essere visitati solamente con una guida certificata, mentre diversi sentieri sono accessibili in autonomia.

Green tree lizard all’interno parco nazionale di Mulu

Come organizzare le escursioni a Mulu

Per visitare Mulu ti consigliamo di organizzare le escursioni direttamente con il Gunung Mulu National Park, senza passare attraverso agenzie esterne. Una volta arrivato, la prima tappa è il Visitor Centre, dove puoi registrarti, acquistare il pass e prenotare le varie attività.

Il pass d’ingresso è valido per 5 giorni consecutivi e permette di entrare e uscire dal parco durante questo periodo. Al momento della registrazione viene consegnato un braccialetto impermeabile, da tenere al polso per tutta la durata del pass.

Le escursioni guidate si prenotano separatamente sempre tramite il parco. Noi decidevamo cosa fare giorno per giorno e, quando c’erano posti disponibili, riuscivamo a prenotare anche per il giorno stesso. Non è quindi necessario organizzare necessariamente tutte le attività prima di arrivare. Se però hai in programma un’escursione specifica, soprattutto quelle di più giorni come The Pinnacles, ti consigliamo di prenotarla appena arrivi al Visitor Centre, perché i posti sono più limitati e alcune attività richiedono un numero minimo di partecipanti. Sul sito ufficiale del Gunung Mulu National Park puoi consultare tutte le escursioni disponibili e scegliere in anticipo quelle che ti interessano.

Di seguito trovi le escursioni che abbiamo fatto personalmente durante il nostro soggiorno a Mulu.

Nei pressi della Deer Cave
Deer Cave, Lang Cave e Bat Exodus

Se hai poco tempo a disposizione, questa è una delle escursioni che ti consigliamo di non perdere. La visita alle grotte deve essere effettuata con una guida del parco e può essere prenotata direttamente al Visitor Centre.

Dal quartier generale si percorrono circa 3 km a piedi attraverso la foresta, lungo un sistema di passerelle ben mantenute, fino a raggiungere la Lang Cave e la Deer Cave. La prima è più piccola e interessante soprattutto per le sue stalattiti, stalagmiti e formazioni calcaree, mentre la Deer Cave colpisce per le sue enormi dimensioni ed è abitata da milioni di pipistrelli.

L’escursione viene organizzata nel pomeriggio per concludersi con il famoso Bat Exodus. Al tramonto, se le condizioni meteo lo permettono, milioni di pipistrelli escono dalla Deer Cave formando lunghe scie nel cielo per andare a caccia di insetti nella foresta. Lo spettacolo si osserva dal Bat Observatory, poco distante dall’ingresso della grotta.

Il percorso è prevalentemente pianeggiante e ben tenuto e non presenta particolari difficoltà. Terminato il Bat Exodus, si rientra a piedi al Visitor Centre percorrendo lo stesso sentiero dell’andata.

Bat Exodus
Clearwater Cave e Wind Cave

Anche Clearwater Cave e Wind Cave si visitano con una guida del parco. Per raggiungerle si risale il fiume Melinau a bordo di una tipica longboat, quindi anche il tragitto fa parte dell’escursione.

Prima di raggiungere le grotte, il tour prevede una breve sosta a Batu Bungan, un insediamento della comunità Penan dove si trova un piccolo mercato di artigianato locale. Le bancarelle vendono soprattutto oggetti intrecciati in rattan, braccialetti, cesti e altri souvenir realizzati a mano.

Si prosegue poi verso la Wind Cave, caratterizzata da grandi camere, formazioni calcaree e dalle correnti d’aria che le hanno dato il nome, e successivamente verso la Clearwater Cave, parte dell’enorme sistema sotterraneo di Mulu e attraversata da un fiume sotterraneo. Entrambe sono attrezzate con passerelle e scalinate.

L’escursione occupa circa mezza giornata e può essere combinata con il trekking ai Pinnacles: in questo caso, dopo la visita alle grotte, si prosegue verso Camp 5 invece di rientrare al Visitor Centre. Ne parliamo più avanti.

Stalattiti e stalagmiti nella Wind Cave
Paku Valley Loop

Se vuoi esplorare una parte della foresta senza partecipare a un tour guidato, il Paku Valley Loop è un sentiero che parte direttamente dalla zona del Visitor Centre e può essere percorso in completa autonomia. Noi abbiamo impiegato circa 3 ore per completare l’intero giro.

Il percorso si sviluppa interamente nella foresta pluviale e non presenta particolari difficoltà. Ti consigliamo però di farlo se non ha piovuto molto la sera precedente: il terreno diventa facilmente fangoso e alcuni tratti possono risultare parecchio scivolosi.

Prima di partire bisogna registrarsi presso la sicurezza del parco. Durante la nostra visita era sufficiente scrivere il proprio nome e l’orario di partenza sulla lavagna all’ingresso, ricordandosi poi di segnalare il rientro una volta terminato il trekking.

Il sentiero è gratuito ed è, secondo noi, un buon modo per esplorare la foresta di Mulu in autonomia, alternandolo alle escursioni guidate alle grotte.

In barca sul fiume Melinau
Mulu Canopy Skywalk

Un’altra attività che abbiamo fatto è la Canopy Skywalk, un percorso sospeso tra gli alberi della foresta pluviale lungo circa 480 metri e che raggiunge, in alcuni punti, i 20 metri di altezza. Anche questa attività deve essere prenotata tramite il parco e si svolge accompagnati da una guida.

Dal Visitor Centre si raggiunge a piedi l’inizio del percorso, per poi attraversare una serie di passerelle sospese collegate da piattaforme costruite intorno agli alberi. Essendo all’altezza della chioma della foresta, con un po’ di fortuna è possibile avvistare animali, tra cui hornbill e alcuni serpenti che durante il giorno riposano sugli alberi. Noi, ovviamente, non abbiamo visto assolutamente nulla.

Non è un’attività particolarmente impegnativa dal punto di vista fisico, ma se soffri di vertigini potrebbe non essere la scelta migliore.

borneo malese
Canopy Skywalk
Night Walk

La Night Walk permette di esplorare la foresta dopo il tramonto, quando molti animali diventano attivi. Si cammina nei dintorni del Visitor Centre alla ricerca di insetti, rane, serpenti e altri animali notturni che, senza un occhio esperto, sarebbe piuttosto difficile individuare.

È un’attività molto richiesta e quando abbiamo provato a prenotarla era già tutto pieno. Siamo comunque riusciti a partecipare a una seconda uscita, partita poco dopo quella programmata, pagando direttamente la guida che ci accompagnava. Se vuoi farla, quindi, prenotala appena arrivi a Mulu.

Alcuni percorrono autonomamente i sentieri più vicini al Visitor Centre anche dopo il tramonto. Noi consigliamo comunque di affidarsi a una guida, sia per avere più possibilità di avvistare qualcosa sia perché nella foresta vivono anche animali potenzialmente pericolosi.

The Pinnacles

Una delle escursioni più conosciute del Gunung Mulu National Park è quella ai Pinnacles, particolari formazioni calcaree a forma di lama che emergono dalla foresta sulle pendici del Gunung Api. Noi avremmo voluto farla e ci eravamo informati su come organizzarla, ma richiedendo 3 giorni e 2 notti avremmo dovuto aggiungere un giorno in più alla nostra permanenza a Mulu, cosa che non avevamo previsto nell’itinerario.

L’escursione dura infatti 3 giorni e 2 notti e deve essere effettuata con una guida. Il primo giorno si risale il fiume Melinau in longboat e, volendo, si può combinare il trasferimento con la visita di Wind Cave e Clearwater Cave. Una volta scesi dalla barca si prosegue a piedi per circa 2-3 ore fino a Camp 5, dove si trascorrono entrambe le notti.

Il secondo giorno è dedicato alla salita verso il punto panoramico sui Pinnacles. Il percorso non è particolarmente lungo, ma è molto ripido e impegnativo, con alcuni tratti attrezzati con corde e scale. Una volta raggiunto il viewpoint si percorre lo stesso sentiero in discesa per tornare a Camp 5. Il terzo giorno si ripercorre il sentiero fino al fiume e si rientra in longboat verso Mulu.

Camp 5 dispone di servizi essenziali e di una cucina, ma bisogna organizzarsi per i pasti. Alcune provviste possono essere acquistate nel piccolo negozio vicino al Visitor Centre; se vuoi avere più scelta, conviene portare qualcosa con te prima di arrivare a Mulu.

Sul sito ufficiale del Gunung Mulu National Park trovi tutte le informazioni aggiornate sull’escursione e sulla prenotazione.

Cave Racer Snake nella Wind Cave
Gunung Mulu Summit

Per chi cerca qualcosa di decisamente più impegnativo, è possibile raggiungere anche la cima del Gunung Mulu, a 2.376 metri. Il trekking è lungo circa 50 km tra andata e ritorno e richiede più giorni nella foresta. La distanza potrebbe non sembrare eccessiva per chi è abituato ai trekking di più giorni, ma qui le condizioni fanno la differenza: caldo, umidità, terreno spesso fangoso e tutto il necessario da trasportare rendono il percorso decisamente impegnativo.

Bisogna organizzarsi con acqua, cibo e attrezzatura per più giorni ed è possibile affidarsi a una guida per affrontare il trekking. È sicuramente uno dei percorsi che ci sarebbe piaciuto fare avendo più tempo a disposizione.

Oltre alle escursioni citate, nel parco ci sono diversi sentieri più brevi da percorrere in autonomia, perfetti se hai qualche ora libera tra un’attività e l’altra. Lungo alcuni percorsi si trovano anche torri di osservazione per il birdwatching, da cui, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare hornbill e altre specie di uccelli che popolano la foresta.

Dove dormire a Mulu

Noi abbiamo soggiornato alla D’Cave Homestay, a pochi minuti a piedi dall’ingresso del Gunung Mulu National Park. La struttura è molto semplice, ma pulita e perfetta come base per visitare il parco.

Ma il vero motivo per cui la consigliamo sono Dina e Robert, i proprietari. Possiamo tranquillamente dire che, dopo tutte le homestay in cui abbiamo dormito durante i nostri viaggi, questa rimane la nostra preferita. Più che sentirci ospiti, ci siamo sentiti a casa: abbiamo mangiato insieme, chiacchierato per ore e passato le serate con loro. Dina prepara anche colazione e cena in casa, mentre Robert (ex guida) conosce molto bene il parco e può dare tantissimi consigli sulle escursioni. Se torneremo a Mulu, torneremo sicuramente qui.

All’interno del Gunung Mulu National Park è possibile anche soggiornare: ci sono alcune sistemazioni gestite direttamente dal parco, oltre a un ristorante e un piccolo negozio dove acquistare bevande, snack e qualche provvista. Fuori dal parco le alternative sono piuttosto limitate, sia per dormire sia soprattutto per mangiare: ci sono pochissimi ristoranti e non è detto che siano sempre aperti, quindi conviene organizzarsi un minimo.

Miri 

Miri non era nei nostri piani. Da Mulu l’abbiamo raggiunta con un brevissimo volo di circa 15 minuti e da qui avremmo dovuto proseguire via terra verso il Brunei e successivamente Kota Kinabalu. Alla fine, invece, ci siamo rimasti cinque notti.

Arrivati alla frontiera con il Brunei, siamo stati respinti perché sul passaporto mancava il timbro d’ingresso del Sarawak. Sabah e Sarawak fanno parte della Malesia, ma godono di una particolare autonomia in materia di immigrazione.

Eravamo arrivati a Kuching da Kuala Lumpur e usciti normalmente dall’aeroporto senza alcun controllo dell’immigrazione. Prima del viaggio ci eravamo informati sulle procedure d’ingresso e uscita, ma non avevamo trovato indicazioni chiare sulla necessità di questo timbro. Lo abbiamo scoperto solo diversi giorni dopo, alla frontiera con il Brunei.

Essendo venerdì e con il lunedì festivo, abbiamo dovuto aspettare fino a martedì per sistemare la situazione con l’immigrazione, pagando anche una sanzione. Avendo ormai perso diversi giorni, abbiamo dovuto saltare sia il Brunei sia Kota Kinabalu, nonostante avessimo già organizzato entrambe le tappe.

Se entri in Sarawak dal resto della Malesia e vuoi poi proseguire verso Brunei o Sabah, informati presso l’immigrazione sull’eventuale timbro o endorsement necessario sul passaporto.

La felicità di essere a Miri

Come raggiungere e spostarsi a Miri

Da Mulu abbiamo raggiunto Miri con un brevissimo volo interno di circa 15 minuti. La città è collegata via terra anche con altre località del Sarawak, tra cui Bintulu, Sibu e Kuching, con autobus che puoi prenotare online tramite Easybook.

Da Miri è possibile proseguire via terra anche verso Bandar Seri Begawan, in Brunei. I collegamenti diretti in autobus, sospesi dopo il Covid, sono tornati operativi e possono essere prenotati sempre tramite Easybook. Ti consigliamo comunque di controllare la disponibilità per la tua data, perché frequenza e orari delle corse possono cambiare.

Per spostarti a Miri puoi tranquillamente muoverti a piedi nel centro, mentre per raggiungere le zone più lontane la soluzione più comoda è Grab. Noi ci siamo spostati principalmente a piedi e abbiamo utilizzato Grab solo quando necessario.

Cosa fare e vedere a Miri

Miri non offre tantissimo dal punto di vista turistico e uno o due giorni sono più che sufficienti. In città puoi salire a Canada Hill, dove si trova la Grand Old Lady, il primo pozzo petrolifero della Malesia, oggi affiancato dal Petroleum Museum. Per il tramonto, invece, uno dei luoghi più frequentati è Coco Cabana, sul lungomare. Sul sito del Sarawak Tourism Board trovi una panoramica delle principali cose da vedere in città.

Una curiosità che ci ha raccontato il tassista che avrebbe dovuto portarci in Brunei è che Miri è un po’ la “Las Vegas dei bruneiani”: trovandosi vicino al confine, molti arrivano qui nel weekend per fare shopping, uscire la sera e bere alcolici, attività molto più limitate nel vicino Brunei. Il nostro tassista, tra l’altro, dopo essere venuto a prenderci a Miri, ci ha accompagnati alla frontiera, poi all’immigrazione e infine ci ha riportati in hotel senza chiederci nulla per il viaggio di ritorno. Una gentilezza che ancora ricordiamo.

Se hai più tempo, le cose più interessanti si trovano in realtà fuori città. Tra queste ci sono il Niah National Park, oggi Patrimonio UNESCO per le sue grotte e i suoi importanti siti archeologici, e il Lambir Hills National Park, con sentieri nella foresta e cascate. Per informazioni aggiornate puoi consultare le pagine ufficiali del Niah National Park e del Lambir Hills National Park.

Dove dormire a Miri

Noi abbiamo soggiornato al Old 101 Hotel Miri, una sistemazione semplice ed economica in posizione centrale. Ci siamo trovati bene, le camere erano pulite e il personale molto gentile. La posizione è comoda anche per muoversi a piedi nel centro di Miri.

Un itinerario abbastanza classico tra i backpacker che viaggiano nel Sarawak parte da Kuching, prosegue verso il Gunung Mulu National Park e raggiunge infine Miri, da dove è possibile continuare via terra verso il Brunei e il Sabah. È anche il percorso che abbiamo seguito noi, anche se a Miri i nostri programmi hanno preso una piega decisamente diversa dal previsto.

Sabah

l Sabah occupa la parte nord-orientale del Borneo malese ed è caratterizzato da un territorio molto vario, che passa dalle foreste pluviali dell’interno alle montagne e alle isole tropicali lungo la costa. Qui si trova anche il Monte Kinabalu, che con i suoi 4.095 metri è la montagna più alta della Malesia e dell’intero Borneo.

La regione ospita una biodiversità straordinaria ed è uno dei luoghi migliori del Borneo per osservare oranghi, scimmie nasiche, elefanti pigmei del Borneo e numerose specie di uccelli. Anche il Sabah è abitato da diversi gruppi indigeni, tra cui Kadazan-Dusun, Bajau e Murut, ognuno con tradizioni e culture proprie.

Un viaggio in Sabah è soprattutto legato alla natura e alla fauna selvatica, tra foreste, fiumi, montagne e fondali marini, ed è generalmente più frequentato dai viaggiatori rispetto al vicino Sarawak.

Sorvolando la montagna più alta della Malesia: il monte Kinabalu

Kota Kinabalu

Kota Kinabalu è la capitale del Sabah e uno dei principali punti di ingresso nel Borneo malese. Noi avevamo programmato di trascorrere qui qualche giorno e avevamo prenotato al Faloe Hostel, un ostello che ci era sembrato un’ottima soluzione e che ancora oggi ha ottime recensioni. A causa dell’imprevisto avuto a Miri abbiamo però dovuto cancellare la tappa. Siamo comunque passati per Kota Kinabalu durante uno stopover di qualche ora e, per quel poco che abbiamo visto, la città non ci ha particolarmente entusiasmato.

Kota Kinabalu è soprattutto una buona base per esplorare i dintorni e organizzare la salita al Monte Kinabalu. Proprio di fronte alla costa si trova inoltre il Tunku Abdul Rahman Marine Park, formato da cinque isole facilmente raggiungibili in barca. Le più visitate sono Manukan, Mamutik e Sapi, dove è possibile trascorrere una giornata tra spiagge e snorkeling.

Noi avevamo previsto di visitare anche il parco marino, ma il cambio di programma ci ha costretti a rinunciare. Per informazioni aggiornate puoi consultare direttamente Sabah Parks – Tunku Abdul Rahman Park.

Statua “I love KK” vicino al porto di Kota Kinabalu

Sepilok

Sepilok si trova a circa 25 km da Sandakan, immersa nella foresta del Sabah, ed è conosciuta soprattutto per i suoi centri dedicati alla conservazione della fauna del Borneo. È uno dei luoghi più accessibili dell’isola per osservare oranghi e orsi malesi, oltre a esplorare un piccolo tratto di foresta pluviale.

Noi abbiamo trascorso a Sepilok 3 notti, un tempo che secondo noi permette di visitare con calma le principali attrazioni della zona, prima di tornare a Sandakan e proseguire verso il fiume Kinabatangan.

Come raggiungere e spostarsi a Sepilok

Noi abbiamo raggiunto Sepilok direttamente dall’aeroporto di Sandakan con Grab, una delle soluzioni più semplici. Il tragitto richiede circa 30-40 minuti, a seconda del traffico. Una volta a Sepilok, ci siamo sempre spostati a piedi. Le principali attrazioni sono abbastanza vicine tra loro: il Sepilok Orang Utan Rehabilitation Centre e il Bornean Sun Bear Conservation Centre (BSBCC) sono praticamente uno accanto all’altro, mentre il Rainforest Discovery Centre (RDC) si trova poco più distante.

L’unica eccezione è stata il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary – Entrance, che si trova decisamente più lontano. Per raggiungerlo abbiamo prenotato un taxi direttamente tramite il nostro resort e condiviso la corsa con un altro ragazzo. Il santuario è raggiungibile anche con taxi o transfer organizzati.

Cosa fare e vedere a Sepilok

Sepilok è una tappa quasi interamente dedicata alla natura e alla fauna del Borneo. Le attrazioni principali sono concentrate in una zona piuttosto piccola e, con due o tre giorni a disposizione, è possibile visitarle tutte con calma.

Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre

Il Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre è sicuramente uno dei luoghi che più ci sono rimasti impressi durante il nostro viaggio nel Borneo. Fondato nel 1964, il centro accoglie oranghi orfani, feriti o salvati dalla cattività, che vengono gradualmente riabilitati con l’obiettivo, quando possibile, di tornare a vivere autonomamente nella foresta.

La cosa che abbiamo apprezzato maggiormente è proprio il modo in cui è organizzato: gli oranghi vivono liberi nella foresta e siamo noi visitatori a entrare nel loro ambiente, non il contrario. Se un animale decide di scendere sulle passerelle utilizzate dai visitatori, queste vengono temporaneamente chiuse lasciandogli tutto lo spazio necessario. È un luogo fatto davvero bene, dove è chiaro fin da subito che gli ospiti siamo noi.

Durante la giornata ci sono due feeding, alle 10:00 e alle 15:00, durante i quali viene lasciato del cibo su una piattaforma nella foresta. Gli oranghi sono liberi di presentarsi oppure no. Il biglietto è valido per l’intera giornata, quindi noi siamo entrati la mattina e siamo tornati nel pomeriggio per assistere anche al secondo feeding. L’ingresso per gli stranieri costa attualmente 30 MYR a persona.

Per noi è stata un’esperienza davvero emozionante e uno dei motivi per cui vale assolutamente la pena inserire Sepilok in un viaggio nel Sabah.

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Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre
Bornean Sun Bear Conservation Centre

Praticamente di fronte al centro degli oranghi si trova il Bornean Sun Bear Conservation Centre, dedicato alla conservazione dell’orso malese, o sun bear, la specie di orso più piccola al mondo.

Anche questo centro ci è piaciuto molto per il modo in cui è stato realizzato. Gli animali ospitati provengono principalmente da situazioni di cattività e vengono osservati attraverso passerelle e piattaforme rialzate affacciate sulla foresta, mentre si muovono, cercano cibo e si arrampicano sugli alberi.

Il centro lavora alla loro riabilitazione e, quando possibile, al successivo rilascio in natura. L’ingresso per gli stranieri costa 50 MYR a persona e il centro è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 15:30.

La visita non richiede moltissimo tempo e, trovandosi praticamente accanto al centro degli oranghi, ha senso combinare i due nella stessa giornata.

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Sun bear al Bornean Sun Bear Conservation Centre
Rainforest Discovery Centre

Il Rainforest Discovery Centre, o RDC, permette di esplorare la foresta pluviale di Sepilok attraverso diversi sentieri da percorrere in autonomia. Una delle parti più interessanti è la Rainforest Skywalk, una lunga passerella rialzata che permette di camminare all’altezza della chioma degli alberi.

È anche un ottimo posto per il birdwatching e, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare hornbill, scoiattoli e altri animali che vivono nella foresta. Noi abbiamo visitato anche il Plant Discovery Garden, un piccolo giardino botanico dove, tra le varie specie tropicali, si possono vedere le caratteristiche piante carnivore del genere Nepenthes.

Al RDC vengono organizzate anche delle night walk guidate, durante le quali è possibile avvistare animali notturni come tarsi, lori lenti, civette e piccoli mammiferi. Quando siamo stati noi erano molto richieste e i posti terminavano velocemente, quindi ti consigliamo di prenotarla appena arrivi a Sepilok se vuoi partecipare.

L’ingresso per gli stranieri costa 30 MYR e il centro è aperto tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:00. La night walk costa invece 50 MYR a persona.

Hornbill
Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary

Più distante da Sepilok si trova il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary, dove è possibile osservare le caratteristiche scimmie nasiche, una specie endemica del Borneo facilmente riconoscibile per il grande naso dei maschi.

Le scimmie vivono libere nella vegetazione circostante e si avvicinano alle piattaforme durante i feeding. La visita, però, ci ha lasciato sensazioni completamente diverse rispetto ai centri di Sepilok. Quello che ci ha colpito maggiormente è stato il paesaggio intorno al santuario: lungo il tragitto abbiamo visto enormi distese di palme da olio dove un tempo si estendeva la foresta tropicale. Vedere questi animali ancora liberi, ma circondati da un habitat così profondamente trasformato, ci ha fatto parecchia tristezza.

È stata una delle immagini che ci ha fatto capire più concretamente uno dei grandi problemi del Borneo: la perdita e la frammentazione della foresta legate anche alla sua conversione in piantagioni di palma da olio.

L’ingresso per gli stranieri costa attualmente 60 MYR. Ci sono due piattaforme e diversi feeding durante la giornata: alle 9:30 e 14:30 alla Platform A e alle 11:30 e 16:30 alla Platform B.

Noi abbiamo raggiunto Labuk Bay con un taxi organizzato direttamente dal nostro resort, condividendo la corsa con un altro ragazzo.

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Scimmie nasiche al Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary

Dove dormire a Sepilok

Secondo noi vale la pena dormire direttamente a Sepilok piuttosto che fare avanti e indietro da Sandakan. La zona è immersa nella foresta e le principali attrazioni possono essere raggiunte tranquillamente a piedi.

Noi abbiamo trascorso tre notti al Sepilok Forest Edge Resort e ci siamo trovati molto bene. La struttura offre sia dormitori sia camere e chalet privati e dispone di una piccola piscina, decisamente piacevole considerando il caldo e l’umidità del Borneo. C’è anche un piccolo ristorante interno, dove consigliamo di mangiare visto che nei dintorni le alternative sono davvero poche.

La cosa più bella, però, è la posizione completamente immersa nella foresta. Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto la fortuna di vedere un paio di orango direttamente dal resort: fuori dalla nostra stanza c’era un albero di jackfruit e loro erano lì a mangiare i suoi frutti. Uno di quei momenti che difficilmente dimenticheremo.

Sandakan

Siamo arrivati a Sandakan in aereo da Kota Kinabalu e dall’aeroporto abbiamo preso direttamente un Grab per Sepilok. Dopo aver visitato Sepilok siamo tornati a Sandakan, dove abbiamo trascorso una notte prima di proseguire verso il fiume Kinabatangan.

La città, dobbiamo ammetterlo, non ci ha particolarmente entusiasmato e secondo noi non vale la pena dedicarle molto tempo. Noi abbiamo dormito al Sandakan Backpackers Hostel, una sistemazione semplice e centrale, comoda per una notte di passaggio.

Da Sandakan è possibile organizzare anche un’escursione al Turtle Islands Park, al largo della costa, dove nidificano tartarughe verdi e tartarughe embricate. Noi abbiamo deciso di non inserirla nel nostro itinerario, ma se ti interessa trovi maggiori informazioni sul sito ufficiale del Turtle Islands Park.

Insegna “I love Sandakan”

Kinabatangan River

Con i suoi circa 560 km, il Kinabatangan è il secondo fiume più lungo della Malesia e attraversa una delle aree più ricche di biodiversità del Sabah. Lungo le sue rive vivono oranghi, scimmie nasiche, coccodrilli, hornbill e numerose altre specie, oltre ai rari elefanti pigmei del Borneo.

Il modo migliore per esplorare questa zona è trascorrere qualche giorno in uno dei lodge lungo il fiume e partecipare ai river safari, che permettono di osservare gli animali direttamente nel loro habitat naturale. Noi abbiamo scelto il classico pacchetto di 3 giorni e 2 notti.

Come organizzare un tour sul Kinabatangan

“Con chi avete prenotato il tour sul Kinabatangan?” è senza dubbio una delle domande che ci sono state fatte più spesso. Noi abbiamo scelto Nasalis Larvatus Tours e prenotato il classico pacchetto di 3 giorni e 2 notti, soggiornando al Tanini Kinabatangan, immerso nella natura lungo il fiume. Ci siamo trovati molto bene e, una volta prenotato, non abbiamo dovuto organizzare praticamente più nulla: trasferimenti, pernottamento, pasti, guida e attività erano gestiti direttamente da loro. Avevamo pagato sui 120€ a testa, incluso il transfer dal Kinabatangan all’aeroporto di Sandakan.

Il programma è piuttosto intenso e ruota principalmente intorno all’osservazione della fauna. Si arriva al lodge nel pomeriggio e già la prima sera, dopo cena, si parte per una night walk nella foresta. Le giornate successive iniziano molto presto con un river safari all’alba, seguito dalla colazione e da una camminata nella foresta. Dopo pranzo c’è un po’ di tempo libero, prima di tornare sul fiume nel tardo pomeriggio per un’altra uscita in barca e concludere la giornata con una seconda night walk.

Il bello è che ogni uscita è diversa dalla precedente: gli animali sono completamente selvatici e non sai mai cosa potresti incontrare. Proprio per questo secondo noi i 3 giorni e 2 notti sono la durata giusta per aumentare le possibilità di avvistamento senza rendere l’esperienza troppo ripetitiva.

Coccodrillo sulle rive del fiume Kinabatangan

I Big Five del Borneo

Durante il nostro viaggio siamo riusciti ad avvistare tutti e cinque i Big Five del Borneo: oranghi, elefanti pigmei, scimmie nasiche, coccodrilli e hornbill. Alcuni li abbiamo cercati, altri sono semplicemente arrivati quando meno ce lo aspettavamo.

Uno degli incontri più belli è avvenuto al Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary. Stavamo ormai andando via quando un signore anziano che lavorava lì ha schiacciato una banana rossa e iniziato a fare dei versi. Poco dopo abbiamo sentito un forte rumore di ali provenire dalla foresta: prima un hornbill, poi un secondo e infine un terzo. Eravamo rimasti praticamente soli, noi due, il ragazzo che era venuto con noi e un’altra coppia. È stato uno di quegli incontri completamente inaspettati che alla fine ricordi più di quelli programmati.

Ma l’avvistamento che più ci è rimasto impresso è avvenuto sul Kinabatangan. Sapevamo che gli elefanti si trovavano nella zona perché alcuni viaggiatori arrivati prima di noi ci avevano raccontato di non essere riusciti nemmeno a uscire dal lodge per un certo periodo: quando si avvicinano, infatti, gli elefanti pigmei possono essere molto pericolosi.

borneo malese
Elefante pigmeo lungo il fiume Kinabatangan

Una mattina, mentre stavamo rientrando dal river safari, abbiamo notato i barcaioli parlare tra loro. Poco dopo la nostra guida si è girata e ci ha chiesto semplicemente: “Colazione o elefanti?”. La colazione poteva aspettare.

Abbiamo percorso diversi chilometri lungo il fiume prima di trovarli. Erano circa una trentina. Li abbiamo osservati uscire dalla foresta e, uno dopo l’altro, entrare in acqua e attraversare il Kinabatangan proprio davanti alla nostra barca.

Ancora oggi faccio fatica a raccontare quel momento senza emozionarmi. Vedere una trentina di elefanti selvatici attraversare il fiume davanti a noi rimane una delle immagini più belle di tutto il viaggio.

Cosa avremmo voluto vedere nel Sabah

Ci sono tre luoghi che avremmo voluto inserire nel nostro itinerario ma che, principalmente per una questione di budget, abbiamo dovuto lasciare fuori. Il primo è il Monte Kinabalu, la montagna più alta della Malesia con i suoi 4.095 metri. Avevamo seriamente valutato la salita, ma il costo complessivo tra permesso, guida e pernottamento ci ha fatto cambiare idea (400-600 € a persona, a seconda del pacchetto scelto). La salita viene normalmente effettuata in due giorni ed è obbligatorio affidarsi a una guida registrata.

Il secondo è Semporna, punto di partenza per raggiungere alcune delle isole e dei siti di immersione più famosi del Sabah. In particolare Sipadan è considerata una delle migliori destinazioni al mondo per il diving e, facendo immersioni, era sicuramente uno dei luoghi che avremmo voluto vedere. L’accesso è però regolamentato e il numero di permessi giornalieri è limitato, quindi se vuoi immergerti a Sipadan conviene organizzarsi con largo anticipo tramite uno degli operatori autorizzati.

Infine c’è la Danum Valley, una delle grandi aree di foresta pluviale protetta del Sabah. Durante il viaggio abbiamo incontrato alcuni viaggiatori che sarebbero andati lì dopo Mulu e ci avevano raccontato di aver speso circa 900 € a persona per tre notti. Non è necessariamente il prezzo di qualsiasi soggiorno nella Danum Valley, ma ci ha fatto capire abbastanza velocemente che non sarebbe rientrata nel nostro budget.

Con più tempo e, soprattutto, un budget decisamente più alto, probabilmente avremmo aggiunto proprio queste tre tappe.

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